Descrizione
| LE NUOVE INDICAZIONI NAZIONALI : Quale idea di scuola per il futuro del paese? |
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Le nuove Indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo costituiscono uno dei passaggi più rilevanti nel dibattito sulla scuola italiana. Non si tratta infatti di un semplice aggiornamento tecnico dei curricoli o di una revisione formale degli obiettivi di apprendimento. Le Indicazioni definiscono il quadro culturale, pedagogico e civile entro cui la scuola è chiamata a operare. Parlano della persona che si vuole formare, della cittadinanza che si intende promuovere, dell’idea stessa di società che si immagina per il futuro. Il confronto apertosi attorno al nuovo testo non può essere liquidato come una disputa tra specialisti o come una contrapposizione ideologica tra maggioranza e opposizione. È un confronto che investe il cuore della funzione stessa della scuola. Il testo delle Nuove Indicazioni sembra oscillare tra l’intenzione di aggiornare il sistema scolastico e il rischio di recuperare una concezione della scuola più trasmissiva, prescrittiva e centrata prevalentemente sui contenuti disciplinari. Per comprendere la portata della discussione occorre anzitutto chiarire che cosa siano davvero le Indicazioni nazionali. Esse non coincidono con i vecchi “programmi ministeriali” del Novecento, costruiti secondo una logica gerarchica e prescrittiva, nella quale lo Stato definiva in modo dettagliato contenuti, tempi e modalità dell’insegnamento. Con l’autonomia scolastica e con le Indicazioni del 2012 e poi del 2018, il paradigma era profondamente cambiato: lo Stato definiva i traguardi formativi generali, lasciando alle scuole la responsabilità di costruire il curricolo, adattandolo ai contesti territoriali, sociali e culturali. Era una scelta coerente con una scuola fondata sulla professionalità docente, sulla collegialità, sulla progettazione educativa e sulla centralità dello studente. Le Indicazioni del 2012, in particolare, avevano rappresentato un punto di equilibrio significativo. Nate attraverso un lungo percorso di confronto culturale e istituzionale, avevano saputo ottenere un consenso molto ampio nel mondo della scuola. Non erano percepite come il prodotto di una parte politica, ma come il risultato di una elaborazione condivisa, capace di tenere insieme tradizione culturale italiana, apertura europea, innovazione pedagogica e attenzione all’inclusione. Le perplessità che oggi emergono riguardano innanzitutto il metodo scelto per la revisione delle Indicazioni. La consultazione avviata dal Ministero attraverso un questionario rivolto alle scuole è stata giudicata da molti insufficiente e poco efficace. La CISL Scuola ha parlato apertamente di una consultazione “di facciata”, perché non consente un reale spazio di confronto critico e limita fortemente la possibilità di elaborare osservazioni approfondite. In effetti, appare difficile immaginare che un documento di oltre 150 pagine possa essere discusso seriamente attraverso risposte guidate e spazi estremamente ridotti per commenti e proposte. La sensazione diffusa è che il confronto sia stato compresso dentro tempi troppo stretti e modalità poco adeguate alla complessità della materia. Eppure la definizione delle coordinate culturali della scuola italiana richiederebbe esattamente il contrario: tempi lunghi, ascolto diffuso, coinvolgimento delle associazioni professionali, dei sindacati, delle università, delle scuole e dei territori. Nelle osservazioni presentate dalla CISL Scuola nell’audizione del 27 marzo 2025 si sottolinea infatti che la definizione delle nuove Indicazioni “costituisce un elemento di grande rilevanza e impatto nel disegno delle coordinate formative” e che per questo “la discussione non può che essere ampia e approfondita”. Il punto centrale è politico e culturale insieme: la scuola pubblica non può essere governata attraverso atti unilaterali o processi accelerati. La qualità delle riforme scolastiche dipende in larga misura dalla loro capacità di coinvolgere chi nella scuola vive e lavora ogni giorno. Al di là del metodo, il dibattito investe il contenuto stesso delle nuove Indicazioni. Molti osservatori colgono nel testo una differente impostazione culturale rispetto alle Indicazioni del 2012. La CISL Scuola osserva che il progetto culturale presentato “manchi di respiro ampio” e che appaia poco attento alla dimensione dell’internazionalizzazione e del dialogo interculturale. Si tratta di una questione decisiva. La scuola italiana di oggi opera dentro una società profondamente cambiata rispetto a quella di vent’anni fa. Le classi sono attraversate da pluralità linguistiche, culturali, religiose e sociali. Le tecnologie digitali modificano continuamente il rapporto con il sapere. Le competenze richieste ai cittadini del futuro riguardano sempre più la capacità critica, la collaborazione, la gestione della complessità, l’educazione democratica e la cittadinanza globale. In questo scenario, una scuola centrata prevalentemente sulla trasmissione lineare dei contenuti rischia di apparire inadeguata. Uno degli aspetti più discussi riguarda il rapporto tra contenuti disciplinari e competenze. Negli ultimi anni il dibattito pubblico ha spesso rappresentato questa relazione in modo caricaturale: da una parte la scuola delle conoscenze, dall’altra la scuola delle competenze. In realtà, la scuola ha bisogno di entrambe. Non esistono competenze senza conoscenze solide, ma nemmeno conoscenze significative senza capacità di elaborazione critica, interpretazione e applicazione. Nel nuovo testo sembra emergere “una maggiore attenzione ai contenuti delle discipline che ai processi cognitivi implicati”. Anche sul piano metodologico il documento appare talvolta molto prescrittivo. Si indicano modalità operative dettagliate, quantità minime di letture, percorsi specifici, suggerimenti che rischiano di comprimere l’autonomia professionale dei docenti. La qualità della scuola non nasce dalla rigidità delle indicazioni centrali, ma dalla capacità dei docenti di interpretare i bisogni formativi degli studenti, progettando percorsi coerenti con i contesti reali. Proprio qui emerge uno dei punti più delicati dell’intera riforma: il rapporto tra Indicazioni nazionali e autonomia scolastica. L’autonomia non è un dettaglio organizzativo. È il principio che riconosce alle scuole il ruolo di comunità professionali capaci di elaborare il curricolo, leggere il territorio, costruire percorsi educativi condivisi. Molti passaggi del nuovo testo sembrano però lasciare irrisolto il rapporto tra prescrittività centrale e libertà progettuale delle scuole. Secondo il nuovo regolamento, le Indicazioni entreranno gradualmente in vigore a partire dal settembre 2026 . Ma ciò comporterà aggiornamento dei curricoli, revisione del PTOF, nuove adozioni dei libri di testo, formazione dei docenti e riorganizzazione dei percorsi didattici. Il Gruppo di Lavoro sulle Nuove IN organizzato da CISL Scuola Piemonte, nell’ambito del percorso di studio, ricerca e analisi, ha osservato che questi tempi risultano “particolarmente complessi, al limite dell’impossibile” . E’ difficile non condividere questa valutazione. Esperienze precedenti dimostrano che l’attuazione seria di nuove Indicazioni richiede anni di lavoro collegiale, ricerca didattica e sperimentazione. C’è poi un ulteriore elemento che suscita forte preoccupazione: l’assenza di investimenti dedicati. Il regolamento stabilisce infatti che dall’attuazione delle nuove Indicazioni “non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”. Questo significa che le scuole dovranno affrontare un cambiamento molto impegnativo senza risorse aggiuntive per formazione, materiali, laboratori, supporti metodologici o organici. È una contraddizione evidente. Non si può chiedere alla scuola di innovare profondamente senza mettere a disposizione strumenti adeguati. Ogni vera riforma educativa richiede investimento culturale, organizzativo ed economico. Altrimenti il rischio è che il peso dell’innovazione ricada interamente sulla buona volontà delle scuole e dei docenti, già gravati da carichi burocratici e organizzativi crescenti. Se il dibattito sulle nuove Indicazioni nazionali per il primo ciclo ha già aperto interrogativi profondi sul modello culturale e pedagogico della scuola italiana, è inevitabile che l’attenzione si sposti ora verso il secondo ciclo ovvero verso i licei. Sorge una domanda, semplice e insieme decisiva: ciò che oggi viene proposto per infanzia, primaria e secondaria di primo grado anticipa una più ampia ridefinizione dell’intero sistema educativo italiano? I segnali sembrano andare in questa direzione. E allora il confronto non può che allargarsi. Intervenire sui licei significa entrare nel cuore della tradizione culturale italiana: il rapporto tra sapere umanistico e scientifico, il ruolo della storia, del latino, della filosofia, delle discipline STEM, il significato stesso della formazione del pensiero critico. Ma soprattutto significa interrogarsi sul profilo dello studente che si vuole formare. Negli ultimi anni il sistema scolastico italiano ha cercato, pur tra molte contraddizioni, di costruire un equilibrio tra solidità culturale, competenze critiche, apertura internazionale e inclusione. Oggi, invece, sembra emergere una tendenza diversa: una maggiore enfasi sui contenuti disciplinari, sul recupero di una visione identitaria della cultura nazionale, su un’idea di istruzione più centrata sulla trasmissione del sapere che sulla costruzione dei processi di apprendimento. Perché il rischio è quello di una progressiva “licealizzazione” rigida dell’intero sistema scolastico, nella quale prevalga una concezione selettiva della cultura, più attenta alla quantità dei contenuti che alla qualità dell’elaborazione critica. Una scuola nella quale il sapere torna a essere soprattutto accumulazione di nozioni, mentre si indebolisce la dimensione laboratoriale, cooperativa e interdisciplinare. Eppure proprio i licei, oggi, avrebbero bisogno del contrario. Avrebbero bisogno di rafforzare la capacità degli studenti di leggere la complessità contemporanea: le trasformazioni geopolitiche, l’intelligenza artificiale, le questioni ambientali, le nuove cittadinanze, le sfide etiche della tecnologia, il pluralismo culturale e religioso, il rapporto tra democrazia e informazione. Non basta difendere genericamente il “ritorno alla cultura”. La vera domanda è: quale cultura? Una cultura chiusa e autoreferenziale, oppure una cultura capace di dialogare con il mondo contemporaneo? Anche per questo il futuro intervento sui licei dovrà evitare due errori opposti. Il primo sarebbe quello di ridurre i licei a un luogo nostalgico di conservazione del passato, quasi che la qualità della formazione coincida con il ritorno a modelli novecenteschi di insegnamento. Il secondo sarebbe quello di inseguire esclusivamente logiche efficientistiche o produttivistiche, trasformando anche i licei in percorsi schiacciati sulle competenze immediatamente spendibili. Serve una riflessione seria, lontana dagli slogan e dalle semplificazioni ideologiche. Perché “ora tocca ai licei” non può significare semplicemente aprire un nuovo cantiere normativo. Deve significare interrogarsi, ancora una volta, sull’idea di scuola e di società che vogliamo costruire nei prossimi decenni. Il dibattito sulle nuove Indicazioni riguarda una questione più ampia: il modello democratico della scuola italiana. La scuola della Costituzione non è una struttura chiamata semplicemente a trasmettere saperi. È il luogo in cui si costruiscono cittadinanza, uguaglianza, partecipazione, libertà critica. Per questo la comunità educante non può essere considerata un soggetto passivo. I collegi docenti, le scuole autonome, le reti professionali e le organizzazioni sindacali devono essere protagonisti del cambiamento. Le nuove Indicazioni nazionali pongono dunque una domanda fondamentale: quale scuola vogliamo per il futuro? Una scuola centrata prevalentemente sulla prescrizione dei contenuti, sul controllo centralizzato e su un’idea identitaria della cultura? Oppure una scuola capace di tenere insieme conoscenze solide, autonomia professionale, apertura culturale, inclusione e cittadinanza democratica? La risposta non può arrivare da un decreto o da un questionario ministeriale. Deve nascere dentro il confronto pubblico, nella riflessione pedagogica, nella pratica quotidiana delle scuole. Noi lo stiamo facendo, portando le nostre riflessioni di scuola in scuola. Il nostro gruppo di lavoro è a disposizione di chi abbia voglia di ascoltare, analizzare, attualizzare; la nostra mission è #dareformaalfuturo! Claudia Zanella – segretario generale Cisl Scuola Piemonte
Indicazioni nazionali per i Licei: come le vorremmo… In questi giorni il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato la bozza delle Indicazioni per i Licei. Essa sarà oggetto della nostra lettura e delle nostre analisi, intanto la sua uscita è occasione per alcune riflessioni su quanto vorremmo ritrovarvi… La vocazione dei Licei in Italia è guidare i propri studenti nella costruzione di un metodo critico e nell’avvio al pensiero, alla pluralità di pensieri, alla formazione di giovani che siano curiosi e interpreti della realtà. Vorremmo perciò che nelle aule dei Licei le discipline fossero strumenti per una conoscenza articolata e molteplice: il mondo in cui viviamo è complesso e per governarne la comprensione c’è bisogno di una scuola che approfondisca e che studi il dubbio, non che semplifichi ancora quanto già oggi pare essenzializzato nei libri di testo, nelle programmazioni di Dipartimento, nelle attività didattiche quotidiane. Vorremmo che gli studenti dei Licei si formassero a una conoscenza teorica e profonda in grado di abbracciare tutte le discipline. Che fossero guidati alla conoscenza del pensiero matematico, alla lettura consapevole dei testi letterari, allo studio e alla osservazione delle più belle espressioni della civiltà umana, a livello artistico, musicale, sportivo. Vorremmo che gli argomenti fossero trattati dagli insegnanti con l’attenzione ad attualizzarli, a muovere nei giovani l’abitudine al confronto e alla discussione. Oggi invece nelle aule agli insegnanti stessi sembra di parcellizzare ogni argomento, di doverlo classificare: se sia pertinente alla materia ‘Educazione civica’, se sia da considerarsi nell’attività didattica come ‘Orientamento’ e quante ore segnare nel registro elettronico dell’una e dell’altro. La Formazione Scuola Lavoro, nata con buoni iniziali intenti, spesso nei Licei è oggi vissuta come una somma di ore da raggiungere e da assegnare all’E-Portfolio dello studente, e non quale percorso di crescita e di acquisizione di competenze anche interdisciplinari. Forse nei Licei si potrebbero ulteriormente ridurre queste ore di Formazione Scuola Lavoro, oppure vincolare la scelta delle attività di FSL alla coerenza – come già si dovrebbe fare – con il Curricolo di Istituto. L’Intelligenza artificiale deve ancora essere colta, nelle quotidiane attività didattiche, per il suo valore relativo di strumento di indagine: se gli studenti saranno aiutati a crearsi un buon metodo di ricerca e di studio, anche l’Intelligenza artificiale sarà impiegata in quanto possibile ausilio di partenza e non in quanto illusione di conoscenza. Tuttavia sarebbe necessario un percorso di formazione per tutti i docenti, che preveda lo studio e l’analisi delle proprietà dell’IA in modo da usufruire di essa con consapevolezza didattica. Ci vorrebbero, come sempre nelle azioni formative, la fiducia delle famiglie e degli studenti e il dialogo costruttivo: oggi sarebbe necessario rigenerare un patto di corresponsabilità sincero e concreto. Gli insegnanti dei Licei, forse più adesso che in tempi passati, desidererebbero vedere ore ed energie dedicate alle lezioni in aula e meno ai molti progetti e alle compilazioni di materiale burocratico: vorrebbero usare il tempo per condividere con gli studenti la passione per la Storia e per le fonti storiche, per esaminare le Storie sociali del nostro Paese e di quelle civiltà che ci hanno toccato. Vorrebbero che nei Licei fossero valorizzati i contenuti dell’Italiano attraverso la Storia linguistica italiana, attraverso il pensiero che sostiene la Lingua latina e che serve per la sua traduzione; che si presentasse ai giovani l’occasione di approfondire le Scienze e le loro divulgazioni attraverso una narrazione precisa curata dettagliata e attuale. Il pensiero e la storia della Matematica e della Fisica dovrebbero essere il nucleo da cui proseguire nello studio di queste discipline, perché permetterebbero ai giovani una visione prospettica e ragionata del progresso scientifico, e offrirebbero un approccio completo e dialogante con tutte le discipline. Nei Licei lo studio delle Lingue straniere dovrebbe essere ancora più volto al dialogo, alla comparazione tra letterature, alla traduzione come valore di relazione tra i popoli. Accanto a queste attese, sarebbe necessario sostenere il pregio dello studio lento e riconoscere, in ogni disciplina, il necessario tempo per l’insegnamento teorico e pratico e per l’apprendimento secondo le esigenze personali degli studenti che, attualmente, spesso provengono da differenti realtà geografiche e culturali. Sarebbe auspicabile favorire la scrittura in tutte le sue tipologie e forme, in tutte le discipline. I Licei dovrebbero essere palestre di esercizio delle conoscenze e delle attitudini, in cui conti di più la soddisfazione dello studente per la propria preparazione, e conti di meno il punteggio conseguito in una prova. Vorremmo infine che ogni allievo imparasse ad autovalutare le proprie abilità e il proprio impegno con riflessioni metacognitive, volte a indagare le capacità e i personali talenti. L’istruzione è infatti anche un atto di socializzazione al mondo e al futuro orientamento di ogni giovane: e ogni disciplina liceale concorre a ciò. Daniela Beria – docente di lettere
Questionario per i Licei: una comunicazione “di servizio” per gli istituti In primo luogo, mettiamo a disposizione qui di seguito il tracciato del questionario in formato word, di modo che in ciascun istituto gli item del questionario possano essere condivisi con il collegio, oppure con lo staff, oppure con le FS, oppure con singoli docenti. Come dice la nota MIM 112374 del 22/4, “Considerata la rilevanza della consultazione, si ritiene opportuno che le modalità di compilazione adottate siano condivise dai docenti nei modi e nelle forme che ogni istituzione scolastica riterrà più adeguati”. Riteniamo che il coinvolgimento più ampio possibile sia la strada maestra. Premesso che ogni istituto seguirà le sue consuetudini in materia di consultazione del corpo docente, oppure seguirà l’orientamento espresso dal Collegio dei docenti, si può comunque suggerire una procedura snella e produttiva, che alla lettura individuale del testo faccia seguire una compilazione in bozza da parte dello staff o di un gruppo ristretto e poi il sondaggio riguardo a tale bozza. Il Coordinamento si impegna a mettere a disposizione degli istituti i materiali informativi e i contributi di cui verrà in possesso (utilizzando la chat regionale). Si chiede a tutti i colleghi di fare altrettanto, inviando contributi, materiali, proposte a scpie@cisl.it Sulla base dell’esperienza maturata da Cisl scuola Piemonte sull’analisi delle Indicazioni del primo ciclo, mettiamo in appendice a questa comunicazione le domande essenziali, dalle quali il gruppo di istituto potrebbe partire per raccogliere gli elementi necessari per rispondere al questionario in modo documentato ed equilibrato Al termine della consultazione, si chiede agli istituti che hanno compilato il Questionario di inviarne una copia a Cisl scuola Piemonte, perché se ne possa fare una sintesi, all’indirizzo scpie@cisl.it Infine, sulla base dell’esperienza maturata lo scorso anno in tema di Indicazioni nazionali per il primo ciclo, si propone di formare un gruppo misto di lavoro docenti/dirigenti a livello regionale, per seguire l’evolvere del testo ed informarne i colleghi, per esprimere orientamenti ed indicazioni operative, per interfacciarsi con le segreterie territoriali Cisl scuola. I beni “non negoziabili” da preservare sono dati dall’identità degli istituti nella loro autonomia, dalla libertà di insegnamento per ogni docente sancita dalla Costituzione, dalla libertà di maturazione e di apprendimento di ciascun allievo/cittadino. Questi beni si preservano più agevolmente ogni volta che l’elaborazione degli istituti di intreccia con l’azione sindacale. Buon lavoro, Claudia Zanella – segretario generale Cisl Scuola Piemonte Enzo Salcone – Coordinatore dirigenti scolastici Cisl Scuola Piemonte
APPENDICE: Domande di base sul testo delle Nuove Indicazioni per i Licei Perché il MIM ha scelto di scrivere un nuovo testo di I.N. ? Tutto questo era/è davvero necessario? Ma le N.I. sono Indicazioni o sono Programmi? Quali sono le novità positive delle nuove I.N. ? Quale idea di allievo si ritrova nelle I.N.? Quale idea di società si desume dal testo? Quale idea di scuola e rapporto scuola-famiglia traspaiono dalle I.N.? Quale profilo di docente ne consegue ? Quale cultura pedagogica orienta le I.N.? Quali sono i nodi problematici che si desumono nelle nuove I.N. ? Qual è il ruolo dell’autonomia scolastica nelle N.I.? Quale curricolo?
Quesiti del questionario ministeriale per la consultazione sulle Nuove Indicazioni nazionali per i Licei (con indicazione delle possibili risposte) |
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